Aido Novi Ligure

Un po' di storia

Premessa

 

Fino agli inizi del secolo scorso un’enciclopedia era sufficiente per condensare gran parte del sapere, oggi tutto questo non è lontanamente pensabile e, nel momento in cui ci si accinge a raccontare la storia di un’associazione, bisogna preventivare una mole tale di materiale cartaceo e iconografico da rendere difficoltosa la sintesi di quello che si desidera affrontare. Il modo migliore per cominciare è quello di chiedere aiuto alla memoria che, giorno per giorno, scrive la sua pagina più o meno fitta di eventi.

Di fronte ad un argomento importante e impegnativo quale la storia del Gruppo AIDO locale, anche se limitato al territorio novese, è necessario attingere all’inesauribile serbatoio della mente storica per esprimere appieno tutto quello che ha significato l’attività dell’associazione da giorno della sua costituzione.

La possibilità di prolungare la vita o di ridare salute o attraverso la sostituzione di organi, tessuti e cellule malati con altri sani, prelevati da soggetti appartenenti alla stessa specie ha stimolato la fantasia popolare da sempre.

Laddove l’uomo non sapeva trovare basi e risposte scientifiche, il mito ha fornito spiegazioni fantastiche; se ne trovano tracce nella mitologia, in numerose leggende e in rappresentazioni artistiche.

La nascita dei trapianti viene fissata dalla tradizione nel III secolo d.C., quando i santi Cosma e Damiano sostituirono la gamba del loro sacrestano, andata in cancrena, con quella di un uomo deceduto poco prima.

Il rigore scientifico, la sperimentazione e la ricerca hanno altri riscontri e per parlare di storia dei trapianti in questo senso dobbiamo risalire al 1902, quando un chirurgo di nome Alexis Carrel mise a punto la tecnica per congiungere due vasi sanguigni, utilizzando la quale furono eseguiti i primi trapianti di cuore e di rene su animali. Il primo ostacolo che questi pionieri dovettero affrontare fu il rigetto: l'organismo ospite rifiutava i tessuti e gli organi estranei.

Proprio gli eventi bellici, purtroppo, nella loro violenza e drammaticità hanno fornito occasione per i progressi della medicina. Durante la II Guerra Mondiale, il dottor Peter Medawar, eseguendo innesti cutanei in pazienti gravemente ustionati nei bombardamenti di Londra, dimostrò che l'incompatibilità era di origine genetica. I risultati di questi studi portarono l’équipe del Professor Murray, il 23 dicembre 1954, ad eseguire il primo trapianto di rene fra gemelli identici. Da una fase pionieristica, in poco tempo, si arrivò all’apertura di numerosi centri dove era possibile effettuare questo tipo di intervento.

Nel 1963 furono eseguiti il primo trapianto di fegato e il primo di polmone. Nel 1966 i professori Kelly e Lillehei eseguirono il primo trapianto di pancreas e nel 1967 il professor Barnard il primo di cuore. I successi ottenuti in questi campi generarono grande entusiasmo e grandi speranze sulle potenzialità del trapianto. L'unico rischio reale restava ancora quello del rigetto, cioè del complesso di reazioni biologiche con cui l'organismo tendeva a rifiutare l'organo trapiantato in quanto lo riconosceva come estraneo. In questi anni sono state sperimentate varie strategie per rendere il soggetto ricevente "tollerante" nei confronti del trapianto. La ricerca medica continua in questo senso, anche perché il progresso dei trapianti è stato e continuerà ad essere largamente dipendente dallo sviluppo delle conoscenze in questo settore e della messa a punto di tecniche che consentano di "tipizzare" i tessuti e riconoscerne il grado di compatibilità.

 

Cenni storici sulla associazione

 

L’A.I.D.O. è forse l’associazione che più di altre, ha portato qualcosa di innovativo nel costume, e nella cultura della gente. Forse è troppo ottimistico sperare che si possa consolidare un nuovo modo di pensare ed auspicare una trasformazione delle coscienze.

Rifugiarsi nel sogno ed ipotizzare un futuro migliore aiuta ad affrontare le battaglie ed i problemi del quotidiano.

Il primo gruppo di donatori di organi, a carattere prettamente provinciale (Donatori Organi di Bergamo - D.O.B.), si forma a Bergamo il 14 novembre 1971 per iniziativa di Giorgio Brumat che aveva intuito la potenzialità dei trapianti, ma anche gli ostacoli che questa avrebbe incontrato nel nostro paese.

L’Associazione Italiana Donatori Organi nasce il 26 febbraio 1973 sempre a Bergamo. In breve tempo, in tutte le parti d'Italia sono sorte nuove sezioni provinciali e gruppi comunali con un progressivo e costante aumento degli iscritti. Le prime fasi dell’Associazione si sovrappongono, non solo cronologicamente, con i primi trapianti italiani, al tempo possibili esclusivamente per i reni. L’obiettivo dell’AIDO è quello di cercare di diffondere la prospettiva di tale trattamento risolutivo, come auspicabile alternativa alla dialisi. Questa situazione, tra l’altro, si rivelava anche di maggior urgenza rispetto ad oggi, stanti le grosse difficoltà che tale trattamento comportava ancora agli inizi degli anni ‘70.

I pazienti afflitti dalle varie forme di insufficienza renale, infatti, erano costretti a spostarsi di decine di chilometri per effettuare, con cadenza trisettimanale, il trattamento, a questo obbligati dalla scarsità e dalla dislocazione dei centri di cura.

Nel 1975, a San Pellegrino Terme, ha avuto luogo la prima assemblea nazionale durante la quale si sono discussi temi importanti quali le norme statutarie. Da allora gli incontri si sono succeduti regolarmente ed hanno dato vita ad importanti dibattiti e ad incontri significativi. All' Assemblea Nazionale di Bolzano, nel 1977, l'AIDO ha avuto l’onore di ospitare quale Presidente onorario Sandro Pertini, Presidente della Repubblica. Da allora molte altre personalità del mondo politico, letterario, scientifico e sportivo si sono avvicinate e interessate alle problematiche evidenziate dalla Associazione. Il 15 maggio 1984, su disposizione del Ministro della Sanità, è stata insediata a Roma la commissione di studio sul volontariato ed anche l'AIDO è stata invitata a farne parte con un incarico affidato al segretario nazionale Giorgio Brumat.

 

Nascita dell’AIDO a Novi Ligure

 

A soli dieci anni dalla nascita dell’AIDO a livello nazionale, ci si chiede come una piccola città quale Novi abbia trovato le risorse e il desiderio di essere presente in un campo – quello delle donazioni - dove equivoci e pregiudizi erano ancora molto diffusi. Erano anni nei quali parlare di donazioni di organi da trapiantare su altri esseri umani poteva sembrare un non senso dovuto alla scarsa informazione. In molti sentirono, tuttavia, l’esigenza di aderire a questa associazione credendo in modo significativo nell’alto valore umanitario al quale l’Aido era vocata.

Spesso proprio i piccoli centri raggiungono obiettivi più ambiziosi rispetto ad altri. Non sono significativi i numeri. Contano le persone e Novi ha avuto il privilegio di grandi personaggi che hanno dato vita ad una tradizione culturale e questo ha permesso apertura alle nuove idee, sensibilità e accettazione.

Persone tenaci e con tanta voglia di fare hanno saputo “leggere” il futuro e le sue esigenze, anticipare necessità incalzanti.

Dare vita e presiedere un’associazione comporta – da parte di chi se ne assume la responsabilità – dedizione e spirito di abnegazione per non deludere le aspettative degli aderenti.

L’AIDO a Novi è una felice espressione di dedizione e di solidità grazie ad un piccolo gruppo di Novesi, Mario Zonato e Agostino Repetto, con la collaborazione di Angelo Piras che già all’inizio del 1983 avevano espresso la volontà di impegnarsi per far sorgere a Novi Ligure un gruppo A.I.D.O

 

L’Aido è una realtà a Novi

 

Il 18 novembre 1983, presso la sede dei donatori di sangue in via Pietro Isola, la Presidente provinciale dottoressa Enza Palermo (pietra miliare dell’A.I.D.O. e futura Presidente Nazionale) ha tenuto una relazione sugli scopi e le finalità dell’Associazione. Al termine, un gruppo di persone si è dichiarato disponibile a far parte del direttivo di Novi Ligure. Otto giorni dopo, il 26 novembre, il giorno successivo alla fiera di Santa Caterina, sempre negli stessi locali, sono state votate le cariche sociali:

Angelo PIRAS Presidente

Luigi ONTANO V. Presidente

Mauro SANTAMARIA Segretario

G.Battista ODONE Amministratore

Giovanni PIRAS Consigliere

Paolo CAMPI

Domenico VOTANO

Edoardo BAILO

Guido KRBAUCIC

Don Bartolomeo GIOVANNI

Sandra MANTERO NEGRINI

Anna BERGO.

Anna Bergo, sindaco di Cassano Spinola, con rammarico, ha declinato l’invito a ricoprire cariche nell'ambito della sezione novese AlDO perché già oberata dai pressanti impegni di primo cittadino di Cassano Spinola.

Nel corso della prima assemblea è stato stilato il programma per i mesi successivi. In via provvisoria l’AIDO era ospitata presso la sede dei donatori di sangue di via Pietro Isola.

Consapevole dell’importanza di una corretta campagna di informazione e di comunicazione il gruppo si è messo subito all’opera organizzando convegni e incontri nelle scuole.

 

Grande interesse dei novesi per la donazione di organi

 

Nel mese di marzo del 1984, per favorire l’informazione sulle finalità dell’AIDO è stato organizzato, nel salone dell'hotel Viaggiatori, un incontro seguito da un pubblico numeroso e molto attento.

Le lucide esposizioni dei relatori intervenuti hanno contribuito in modo concreto a dissolvere molti dei dubbi ancora presenti nel pensiero di molti.

L'iniziativa è stata commentata in termini lusinghieri dal pubblico presente.

Alberto Masoero ha presentato l'incontro iniziato con il saluto ai convenuti del presidente del gruppo AlDO di Novi Ligure, ragionier Angelo Piras; successivamente, il professor Podestà, nella sua esposizione ha parlato di prelievo e di trapianto. Il dibattito è proseguito con gli interventi del dottor Aniello Tafuri, primario del reparto dialisi dell'ospedale di Alessandria, il quale dopo aver spiegato al pubblico i metodi ed i casi clinici che richiedono la dialisi, ha concluso sottolineando che per un paziente che soffre di disturbi ai reni: “la vera guarigione è il trapianto”. Il dottor Romano Fogliati, direttore del reparto oculistico dell'ospedale di Novi Ligure, ha parlato del prelievo e dell’innesto delle cornee ed il teologo padre Romano Casadio, nel suo intervento, ha esplicitamente ammesso che “per l'etica cattolica è moralmente accettabile il prelievo di organi dal corpo”.

Infine il dottor Italo Ferrari ha dato delucidazioni su come viene stabilito lo stato di morte e come viene data l'autorizzazione al prelievo di organi. Gianni Tonero ha concluso l’incontro raccontando quanto fosse cambiata la sua vita dopo il trapianto di reni: “Dopo l’operazione è cambiato il modo di vivere mio e della mia famiglia. Sono tornato a vivere, prima vegetavo e riuscivo a campare sottoponendomi alla dialisi”.

 

Storie di donazioni di organi

.... perché Gruppo Frederick?

 

La cronaca porta spesso alla ribalta storie di vita comune, di normalità sconvolta da tragica fatalità e ci permette di conoscere gesti di grande generosità e altruismo.

Per una famiglia svedese di cinque persone (marito, moglie e tre figli) il viaggio in Toscana, programmato con tanta gioia con la prospettiva di una vacanza serena si è trasformato in tragedia.

Purtroppo, in una regione che raccoglie bellezze e tesori d’arte esistono strade tristemente note – quei tratti definiti «maledetti» a causa di gravi incidenti. A breve distanza da un bivio, quella che doveva essere una piacevole escursione è finita tragicamente. La signora Eva ha perso tutta la sua famiglia: il marito Robert e i figli Frederick, Linda e Frida. È rimasta sola, in un letto del reparto di ortopedia; le cure dei medici le restituiranno la salute, ma rimarranno ferite profonde nell’animo, difficili da cicatrizzare: il ritorno a Stoccolma di Eva sarà molto triste. Eppure questa signora che già aveva conosciuto il dolore della perdita di una figlia ha fatto una scelta coraggiosa e ammirevole, considerando le condizioni psicologiche con le quali ha dovuto confrontarsi.

 

Da “LA NAZIONE” 9 OTTOBRE 1987

 

«Mio marito avrebbe voluto così. È una decisione giusta, realistica se può aiutare altri genitori».

Il giornalista racconta come chiusa nel suo dolore Eva Rehmberg accetta di dire poche parole per spiegare i motivi che l’hanno spinta a consentire il prelievo degli organi del figlio Frederick, otto anni, morto all'ospedale di Siena dove era stato trasportato dopo l'incidente sulla superstrada per Grosseto nel quale sono rimasti uccisi anche il marito e le due figlie.

«Avevamo parlato qualche volta in famiglia -ricorda-del trapianto degli organi, un problema del quale in Svezia si discute molto e so che mio marito sarebbe stato d'accordo con me, per aiutare altri genitori».

Di più non è possibile chiederle e non sarebbe giusto sottoporla ancora ad emozioni e a ricordi. Anche se ha dimostrato di saper reagire con una scelta di coraggio e di speranza a questa nuova tragedia.

«Lei sapeva già - ha detto una parente che l'assiste -che cosa voleva dire restare senza un figlio».

Una madre con la famiglia distrutta e quattro bare partiranno per Stoccolma ma non lasceranno soltanto il ricordo di un drammatico incidente. Resta un soffio di vita”.

 

1987 - L'Aido di Novi festeggia 5 anni ed intitola la sezione a

Frederick Rehmberg

 

Un nome di bimbo per sperare nel futuro

Quale scelta migliore se non il nome di Frederick Rehmberg per contrassegnare il gruppo dell’AIDO di Novi? Con questo gesto significativo il Consiglio Direttivo del gruppo novese dell'Aido ha voluto onorare la memoria di Frederick , il cui cuore ha continuato a battere nel corpo di Valerio Fossati, che per primo in zona è stato protagonista di un trapianto.

 

Un bimbo coraggioso

 

Un bambino di 10 anni, forse precocemente adulto, ha dovuto affrontare eventi che lo hanno provato. In una età che dovrebbe essere ancora riservata ai giochi e alla spensieratezza, a Valerio Fossati, di Cassano Spinola, colpito da una grave malattia non restava che il trapianto come ultima possibilità di sopravvivenza. Vita – morte, salute – malattia, gioia – dolore: termini antitetici che si evidenziano in tutta la loro drammaticità nel momento in cui si parla di trapianto. Valerio Fossati vive con il cuore di Frederick, il bimbo svedese morto in un incidente stradale. È stato sottoposto a trapianto cardiaco dalla équipe del professor Mario Viganò del Policlinico San Matteo di Pavia, con un intervento durato sei ore e perfettamente riuscito.

Il meccanismo complesso e sincronizzato per il trapianto ha funzionato ancora una volta a meraviglia: un elicottero dell'ospedale milanese Niguarda era atterrato al campo sportivo di Pavia, giunto da Siena con lo speciale involucro contenente il cuore di Frederick Rehmberg. Durante il decorso post-operatorio e il permanere nella camera sterile i genitori potevano vedere Valerio soltanto attraverso una vetrata.

Racconta la mamma “Valerio ha sempre saputo qual era il suo male ed ha sempre affrontato ogni prova perfettamente cosciente di cosa lo aspettava”. La sua forza d'animo è tale che non ha mai voluto lasciare la scuola: frequenta la quinta classe elementare a Cassano”. Dopo poco tempo Valerio Fossati ha ripreso conoscenza e, seppur ancora collegato al respiratore che lo teneva in vita, ha voluto un giocattolo che i medici gli hanno consegnato dopo averlo sterilizzato. Anche questa volta il bimbo, come ha sottolineato la madre, ha dimostrato la sua grande forza di volontà e la voglia di sconfiggere definitivamente il male che lo affliggeva ormai da tanto tempo: a Cassano, ma anche a Tortona ed a Novi (dove lavoravano i genitori) tutti hanno fatto il tifo per lui.

 

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22/09/2019 - XVIII° GIORNATA NAZIONALE A.I.D.O.

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26/09/2019 - GIORNALE 7

XVIII° GIORNATA NAZIONALE A.I.D.O.

 

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